C’è un momento preciso, in Sicilia, in cui l’aria cambia. Non è solo una questione meteorologica, data dall’arrivo del freddo umido che scende dall’Etna o dalle Madonie. È un cambiamento sensoriale, uditivo. Improvvisamente, tra i vicoli dei paesi e nelle piazze delle città, si alza un suono acuto, vibrante, quasi ancestrale: è il canto della Ciaramedda.
Per noi siciliani, e per chi ama la cultura profonda di quest’isola, il Natale non inizia con le luci dei centri commerciali, ma con il primo soffio dentro l’otre di pelle di capra dello zampognaro. In questo articolo vi portiamo in un viaggio sensoriale tra musica e gusto, scoprendo come i suoni della tradizione annunciano l’arrivo delle prelibatezze sulla tavola.

Spesso confusa con la zampogna continentale, la Ciaramedda siciliana è uno strumento unico nel suo genere. Costruita artigianalmente da mani sapienti, utilizza legni locali come l’erica, il gelso o l’albicocco, stagionati naturalmente. A differenza delle cornamuse moderne, la Ciaramedda “a paru” (tipica del messinese e catanese) ha due canne melodiche che suonano contemporaneamente, creando quella polifonia ipnotica che tocca le corde dell’anima.
È uno strumento “vivo”, organico. Il legno respira, la pelle dell’otre reagisce all’umidità. Proprio come i prodotti alimentari genuini che selezioniamo, anche la musica tradizionale rifiuta la standardizzazione industriale. Ogni ciarameddaro ha il suo suono, la sua “voce”, tramandata di padre in figlio, esattamente come le ricette dei nostri dolci conventuali.
Il periodo clou è la Novena, i nove giorni che precedono il Natale. Tradizionalmente, i suonatori venivano invitati nelle case o davanti alle edicole votive (le “conure”) per suonare nenie dolcissime come “Ninu, Ninu, lu beddu Ninu” (Gesù Bambino).
Ma in Sicilia, il sacro si mescola sempre al profano, e l’udito cede presto il passo al gusto. La Novena non è solo preghiera in musica; è il momento in cui le dispense si aprono. Mentre la ciaramedda suona, nelle cucine si sente sfrigolare l’olio. È il segnale: arrivano le Crispelle (o Sfinci, a seconda della zona), frittelle di pasta lievitata ripiene di ricotta fresca o acciughe, o dolci coperte di miele.
Il suono della zampogna è il “campanello di Pavlov” del siciliano: quando lo senti, il palato desidera automaticamente il dolce, il miele, la mandorla.


La Ricetta della Tradizione: Le Crispelle Catanesi con Acciughe e Ricotta
Se il suono della Ciaramedda è la colonna sonora esterna del Natale siciliano, lo sfrigolio dell’olio bollente è quella domestica. Non esiste Vigilia o serata di Novena senza un vassoio fumante di Crispelle con le acciughe (in dialetto Crispeddi c’anciova).
Queste non sono semplici frittelle. Sono nuvole di pasta lievitata, croccanti fuori e incredibilmente soffici dentro, che custodiscono un cuore sapido di mare. La ricetta è povera negli ingredienti ma ricca nella tecnica: il segreto risiede nell’idratazione dell’impasto e nella maestria della frittura.
Ecco come prepararle a casa, utilizzando ingredienti genuini per onorare la vera tradizione.
Ingredienti (per circa 4-6 persone)
Per l’impasto:
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500g di Farina di Semola Rimacinata di Grano Duro (fondamentale per la croccantezza e il colore dorato).
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400 – 450ml di Acqua tiepida (la quantità dipende dall’assorbimento della farina, l’impasto deve essere molto morbido).
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10g di Lievito di birra fresco (o 3g di lievito secco).
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1 cucchiaino di Sale marino (circa 10g).
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1 cucchiaino di Zucchero o Miele (per attivare la lievitazione).
Per il ripieno e la frittura:
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100g di Filetti di Acciughe di Sicilia (preferibilmente sotto sale e dissalate, per un sapore più autentico, o sott’olio di alta qualità).
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Olio di semi di arachide per friggere (ha un punto di fumo alto e garantisce un fritto asciutto).
Il Procedimento: Un rito di pazienza
1. La preparazione della “Pastella”
In una ciotola capiente, sciogliete il lievito nell’acqua tiepida insieme allo zucchero. Aggiungete la farina a pioggia iniziando a mescolare con una mano (o con un cucchiaio di legno).
Quando la farina ha assorbito l’acqua, unite il sale. Qui inizia la magia: l’impasto non deve essere lavorato come il pane, ma “schiaffeggiato”. Dovete incorporare aria sbattendo l’impasto energicamente contro le pareti della ciotola per circa 10 minuti. Il risultato deve essere una pastella densa, elastica e appiccicosa, quasi filante.
2. La Lievitazione
Coprite la ciotola con pellicola trasparente e avvolgetela in una coperta di lana (come facevano le nonne) o mettetela nel forno spento con la luce accesa. Lasciate lievitare per circa 2-3 ore, o finché l’impasto non avrà triplicato il suo volume e sarà pieno di bolle in superficie.
3. La Formatura (Il tocco del maestro)
Preparate una ciotolina con acqua e sale per bagnarvi le dita. Scaldate abbondante olio in una pentola alta (l’olio deve essere profondo, le crispelle devono galleggiare). La temperatura ideale è 170°C.
Prendete un filetto di acciuga. Con le mani bagnate, prelevate una pallina di impasto (grande quanto una noce), inserite l’acciuga al centro e richiudete la pasta su se stessa pizzicandola velocemente mentre la lasciate scivolare nell’olio bollente.
Nota: Se l’impasto vi sembra difficile da gestire con le mani, potete aiutarvi con due cucchiai unti d’olio.
4. La Frittura
Lasciate dorare le crispelle girandole spesso. Devono gonfiare e diventare di un bel colore ambrato scuro. Scolatele su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.
Il consiglio Gourmet
Servitele rigorosamente caldissime. Il contrasto tra la dolcezza della semola fritta e la sapidità improvvisa dell’acciuga è un’esperienza sensoriale che va goduta all’istante. Accompagnatele con un bicchiere di vino rosso dell’Etna, giovane e fresco, per sgrassare il palato e completare il vostro aperitivo natalizio siciliano.
Se la musica scandisce il tempo della festa, lo Scacciu (frutta secca) ne scandisce il ritmo a tavola. Noci, mandorle di Avola, pistacchi di Bronte, fichi secchi, nocciole. In passato, durante le lunghe giocate a carte o a tombola accompagnate dai canti popolari, lo scacciu era l’energia naturale che teneva svegli.
Oggi, riscoprire questa tradizione significa scegliere uno stile di vita più sano. Sostituire gli snack industriali raffinati con la frutta secca siciliana significa fare il pieno di Omega-3, vitamine e sali minerali, in un contesto di convivialità lenta, lontana dalla frenesia moderna.


Non possiamo dimenticare il legame tra i canti natalizi e i dolci più strutturati. Il profumo del miele cotto e del sesamo (la Giuggiulena) o delle mandorle tostate per il torrone, è la base olfattiva su cui si innestano le melodie natalizie.
Come una Ciaramedda richiede maestria per essere accordata, così il Torrone siciliano o la Cubaita richiedono pazienza. Non ci sono scorciatoie. Solo miele locale, frutta secca eccellente e il tempo necessario.
Riportare l’atmosfera a casa tua
In un mondo sempre più digitale e veloce, fermarsi ad ascoltare una vecchia registrazione di canti siciliani mentre si gusta un pezzo di cioccolato di Modica o si sbuccia un mandarino appena colto, è un atto rivoluzionario di benessere. È la “Dieta del Sole d’Inverno” che nutre anche lo spirito.
Noi di prodotti-siciliani.ch vogliamo essere il tramite di questa esperienza. Non vi spediamo solo “cibo”, ma pilloline di cultura materiale. Quando aprite una nostra confezione di dolci natalizi o di conserve, immaginate il suono della Ciaramedda in lontananza, il calore di un braciere e l’accoglienza di una casa siciliana.
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Molto bello questo scritto, ma quei tempi non torneranno più. Forse.